sabato , 20 Luglio 2019
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The Moment It Clicks

Joe McNally è un fotografo che ai più non necessita di alcuna presentazione. Sicuramente è uno tra i più autorevoli fotografi del panorama attuale, che ha collaborato in oltre 30 anni di carriera con importanti riviste americane come LIFE e National Geographic e che probabilmente ha raggiunto l'apice del successo con un lavoro di reportage molto complesso e durato tantissimo tempo: Faces of Ground Zero, un reportage fatto tra quelle persone che hanno lavorato nelle macerie delle torri gemelle dopo l'11 settembre.
Ma Joe McNally, prima ancora di essere un grande fotografo di reportage, è colui che ha reso l'uso del flash un'arte vera e propria, diventando strobista per eccellenza come oggi si usa dire. La sua innata capacità di gestire flash di qualsiasi natura, partendo da grandi flash da studio e finendo con utilizzare contemporaneamente e creativamente diversi flash portatili da slitta, lo ha reso molto famoso e sicuramente la fonte più autorevole in materia. Inoltre, l'unione di queste doti tecniche con la capacità di saper costruire attimi che raccontano storie fa si che ogni sua foto sia in grado di attirare l'attenzione dell'osservatore, a volte per ore, coinvolgendolo emotivamente e attivamente alla storia.

The Moment it Clicks è il libro che condensa il McNally pensiero. Il testo, come lo stesso autore dice, è costruito attorno ad un'idea ben precisa: provare a riportare la struttura dei corsi fotografici di Joe sotto forma di libro. Il libro consta di 4 capitoli principali che in realtà sono più che altro un raggruppamento logico di circa 200 "paragrafi". Ogni paragrafo è formato da due facciate contigue, un titolo che rappresenta un concetto che Joe vuole comunicare, una foto che sintetizza e rappresenta il concetto del paragrafo e del testo che descrive l'argomento. Spesso, inoltre, nel paragrafo si trova anche un sottoparagrafo che descrive come è stata scattata quella foto.

Tuttavia, il libro di Joe non è un libro di tecnica fotografica. L'idea è quella di sollecitare il lettore rispetto a dei temi, siano essi concreti come quelli inerenti aspetti di illuminazione o scelta della location, siano essi connessi con questioni più generali come gli approcci al soggetto o alla capacità di sfruttare la luce per modellare la scena. Ma di tecnica, aspetti relativi all'attrezzatura, how-to o schemi di illuminazione non c'è alcuna traccia.
Tutto questo si traduce in un libro molto affascinante, soprattutto per i contenuti fotografici, ma anche complesso e lungo da vivere: non è un libro "point and shot", ma un libro che richiede al lettore un'attenta riflessione sui temi trattati, una lunga fase di reverse engineering sulla foto ottenuta - e voluta - dall'autore, con il risultato che spesso si ritorna a rileggere diversi punti o addirittura rileggerlo daccapo, come è già successo a me più volte.

Si potrebbe obiettare che il libro è incentrato principalmente attorno alla fotografia di ritratto commerciale. E in effetti è così se ci si limita soprattutto alla tipologia di contenuto, perché Joè è soprattutto un fotografo "istituzionale". Ma è necessario anche osservare che i suoi risultati vanno ben oltre nel ritrarre le persone su di un sensore o sulla pellicola, e che si basano soprattutto sul saper cogliere in tempi spesso brevissimi (in alcune foto lui racconta di aver avuto poco più di una manciata di secondi per decidere cosa e come fotografare) l'anima dei suoi soggetti, per l'appunto il momento, con una grandissima capacità di controllo della luce e della scena. Inoltre, il libro è anche pervaso da una profonda vena ironica (Joe è proprio caratterialmente così, se si vedono i tantissimi video in rete), che coinvolge molto il lettore, aiutandolo anche a capire che uno delle doti principali dei grandi fotografi è soprattutto mettersi in discussione con se stessi e sapersi porre con gli altri.

A voler essere pignoli, va detto che questo libro per un non madre lingua (perché il libro è in inglese) è molto difficile da leggere. Joe scrive in slang puro, e i periodi sono ricchi di modi dire e citazioni culturali di un paese che non ci appartiene. Questo spesso rende complicata la lettura, e non è sempre facile afferrare il messaggio che si vuole comunicare. Probabilmente, questo è un altro motivo che obbliga a rileggere il libro almeno un paio di volte, ma tutto sommato credo che sia un testo di cui non si possa fare a meno. Soprattutto se la ritrattistica è il vostro genere preferito.

 


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